Le Filobestie | Edizione II° 2027
ARCHITECTURE ● DESIGN ● art
La facciata
L'evitante
Passi di danza
Il confine invisibile
Le s...provviste
Trasparenza
Sapore d'amare
Sapore animale
Chi cerca troppo non trova
Le Filobestie | Edizione I° 2026
ARCHITECTURE ● DESIGN ● art
Una sera al tavolo giallo
Il giogo e il gioco
La medicazione
Il gigante fabbricone
Il trasloco
Gina l'ippopotama
Il tempo ritrovato
Il te' ribelle
Il quasi principe sul quasi cavallo
Al confine del mondo
Controcorrente
Senza il velo
Il mezzo giustifica il fine
La corda tesa
L'inchino
I giganti d'oro
Una nota diversa
La montagna dei desideri
Il riparo
La festa della formica
Sotto le macerie
Il segreto
La sera delle verità leggere
Fuori dai binari
La soglia di un fiume
Paurosa...mente
Il salto senza ostacoli
Non è cupidigia
Radici nel cielo
Colori primari
Un boccone per due
Il primo respiro
Alla fiera dell'ovest
Anime di pezza
Questione di stile
La mostra
Il grande cerchio
La storia di Neris
Patente Zeta
Le tigri gentili
Architetti
Dietro le apparenze
La benedizione dei pupi
La soap operà
A volte leggiamo storie che sembrano essere nate per essere
raccontate.
Altre volte le leggiamo e riconosciamo che nascono forse dal bisogno
di raccontarsi di chi lascia che sia la mano il mediatore buono tra sé
e il mondo.
Leggendo queste favole ho avuto più volte la sensazione di trovarmi
esattamente lì, in quello spazio sottile in cui ciò che abbiamo vissu
to, osservato, attraversato, smette per un momento di appartenerci
soltanto e cerca un’ altra forma per uscire da noi.
E in quella forma altre ancora più semplici per essere rappresentato.
Più lievi, forse.
Non per questo meno vere. E arrivano gli animali.
Si incontrano, discutono, inciampano, si fermano. Qualche volta
sbagliano strada, altre volte sono proprio costretti a cercarne una
nuova. Si osservano. Imparano qualcosa dall’altro e, inevitabilmente,
qualcosa di sé.
E noi con loro.
Forse è proprio questa una delle ragioni per cui gli animali riescono
così bene a farsi custodi di ciò che, invece, è profondamente umano.
Sono creature scarne di tutte quelle sovrastrutture che noi impariamo
a costruire crescendo. Non hanno bisogno di indossare troppe ma
schere, di proteggere un ruolo, di trovare una spiegazione sofisticata
ad ogni emozione. Vivono. Reagiscono. Si adattano. Cercano una
soluzione. A volte semplicemente si fermano.
Ed è proprio dentro questa loro essenzialità che una storia
apparentemente semplice può diventare uno specchio.
Ho pensato molto alla definizione che l’autrice stessa ha scelto per
questi racconti: “favole per bambini e bambini adulti”.
Mi piace.
Perché conserva qualcosa di irrisolto e, proprio per questo, autentico.
Non stabilisce fino in fondo chi debba essere il destinatario. Forse
perché non è necessario farlo.
Un bambino potrà seguire un’avventura, sorridere davanti a un
comportamento buffo, riconoscere un animale, aspettare di scoprire
cosa accadrà. Un adulto, probabilmente, farà la stessa strada
portandosi dietro qualche bagaglio in più.
E allora un binario potrebbe non essere più soltanto un binario. Una
sosta potrebbe diventare qualcosa che abbiamo dimenticato di
concederci. Un ostacolo potrebbe raccontarci il nostro modo di
affrontare le difficoltà. Persino una questione di stile potrebbe
ricordarci quanto sia facile, qualche volta, confondere ciò che siamo
con ciò che pensiamo di dover essere.
È questo doppio sguardo che ho ritrovato nelle storie.
C’è un messaggio che vuole arrivare. Questo sì, l’ho sentito
chiaramente.
Ma c’è anche il bisogno di proteggerlo attraverso la favola, quasi
che la fantasia potesse fare da schermo tra ciò che abbiamo
imparato vivendo e la necessità di consegnarlo agli altri.
Uno schermo che, però, non nasconde.
Addolcisce. Ed è una differenza importante.
Perché alcune verità, quando arrivano frontalmente, ci trovano già
pronti a difenderci. Se invece prendono le sembianze di un animale,
si siedono sotto un albero, salgono su un carro o percorrono una
strada insieme a noi, può accadere qualcosa di diverso: le lasciamo
entrare.
Forse sorridendo. L’autrice di queste pagine, del resto, sembra avere
da tempo una certa difficoltà a scegliere un solo linguaggio
attraverso cui raccontare il mondo.
Architetto, illustratrice, donna capace di attraversare il canto e la
recitazione, qui lascia che siano parola e disegno a procedere in
sieme. E non mi sembra un particolare secondario che le immagini
che accompagnano queste storie siano nate dalla stessa mano che
le ha scritte.
È come se il pensiero avesse avuto bisogno di continuare oltre la
parola.
Di diventare linea.
Espressione.
Colore.
Non so quanto del vissuto personale dell’autrice abiti davvero
queste pagine e non credo sia necessario saperlo.
Mi piace, piuttosto, restare nella sensazione che mi hanno lasciato.
Quella di qualcuno che abbia raccolto lungo la strada piccoli
apprendimenti, intuizioni, forse inciampi, forse conquiste, e che a un
certo punto abbia sentito il desiderio di restituirli.
Non spiegandoli troppo.
Raccontandoli.
Perché in fondo è questo che fanno le favole da sempre: prendono
qualcosa di enormemente complicato come l’essere umano e, per
qualche pagina, gli tolgono il peso delle sue sovrastrutture.
Rimangono un animale.
Una strada.
Un incontro.
Un problema da risolvere.
E una piccola verità trovata lungo il cammino.
Poi la storia finisce.
Ma quella, se siamo stati capaci di riconoscerla, viene via con noi.
Stefania Passavanti
Dott.ssa Belle Arti
Il desiderio di raccontare favole è prova di un animo nobilmente infantile almeno quanto la propensione ingenua ad ascoltarle. Infat
ti, ammettiamolo, i narratori di fiabe le snocciolano innanzitutto a sé stessi e poi ai Lettori. E allora, tra “raccontare” e “raccontarsi”
una storia inventata, la differenza diventa evanescente come certi cieli e certe nuvole che popolano la raccolta di 44 favole originali
“Le Filobestie” scritte e illustrate da Rosangela Massarelli (94 pagine, edizioni Phorm). Un’autrice baciata dal duplice talento, scrittura
e disegno, che nelle “Filobestie” si rivelano complementari e in perfetto equilibrio tra loro.
La narrazione scritta di Massarelli si ispira al modello antico e inossidabile delle celebri fiabe di Esopo, croce e delizia degli studenti
acerbi del Classico impegnati a familiarizzare con l’alfabeto greco antico, ma gli umani e gli animali (reali o fantastici), che si
muovono sullo sfondo incantato di boschi, mari, fiumi, laghi e montagne, sono molto più simili all’uomo contemporaneo di quanto
ci si aspetterebbe da una antologia di fiabe illustrate: spaventati dai conflitti, lacerati dal dolore di una delusione amorosa, costretti a
convivere con l’incubo della miseria e della fame.
In sintesi: terrorizzati dalla solitudine.
Un tema decisamente “adulto” che traspare in modo dirompente - con paradossale efficacia - proprio per effetto della scelta
letteraria “bambina” della favola.
Certo, il lieto fine è servito, anche se a volte il retrogusto è amaro. Infatti in alcune chiuse è chiaro l’ammonimento che per nutrire la
speranza occorre rinunciare all’apparenza o al potere, oppure all’apparenza del potere, o ancora al potere dell’apparenza.
E non manca la morale conclusiva: anche questo ci sembra un omaggio stilistico agli archetipi Esopo o Fedro che del primo fu
l’”erede” latino.
Le immagini che accompagnano ciascuna fiaba, con il tratto marcato e i colori accesi, riflettono in misura ancora più evidente del
testo l’inquietudine dell’autrice, impegnata in una ricerca di serenità che in definitiva appartiene con varia consapevolezza a tutti noi
esseri umani.
L’argomento innamoramento-amore, va inoltre sottolineato, non è affatto estraneo a questa scrupolosa ricerca, anzi vi è centrale.
Semmai la narratrice-illustratrice lo affronta con una pudica leggerezza, senza le velleità indagatrici che oggi invece dominano il
gossip e i social.
Nella lettura delle “Filobestie” ci si ritrova facilmente, appena sotto la superficie delle vicende fantastiche dei tanti personaggi forgiati
dalla inesauribile genialità della scrittrice. Prestando i suoi sogni e le sue speranze ai protagonisti delle 44 favole, in ultima analisi
Rosangela Massarelli mette a nudo frammenti significativi dell’anima di molti di noi. Che in quelle vicissitudini si ritroveranno, come
in uno specchio, a volte accomodante, a volte spietato.
Carlo Stragapede
Autore, Giornalista
PHORM
CONTACTS
Bari (BA), Italy
(+327) 9466475
rosangela.massarelli.des@gmail.com